venerdì 16 dicembre 2011

La differenza del cristiano

Vangelo: Lc 6,27-38
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da' a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».
"Beati voi poveri, perché vostro è il Regno dei cieli": l'annuncio delle Beatitudini sta sullo sfondo del Vangelo, che ne costituisce una sorta di attualizzazione e commento. Non si tratta dunque di un elenco di precetti paradossali e pressoché irrealizzabili: l'evangelista vuole illustrare la condizione nuova di vita in cui si trova chi ha accolto la Buona Notizia del Regno di Dio, donato ai poveri, agli affamati, agli afflitti. Ascoltando queste parole possiamo comprendere in profondità cosa significa essere povero, affamato, afflitto, e come in queste realtà possa nascondersi la beatitudine.
"Amate i vostri nemici"
Solo chi è povero può realizzare l'amore dei nemici, non certamente chi ha qualcosa da difendere. Il possesso di qualcosa, che non di rado è eccessivo e sproporzionato, fa sorgere inevitabilmente il sospetto, il dubbio, l'autodifesa. E chi ha qualcosa da difendere, si attrezza per farlo. E chi possiede delle armi, inevitabilmente cercherà in esse la soluzione ai suoi problemi. Chi cerca di saziarsi subito, nell'immediato, chi cerca nell'oggi la sua soddisfazione e la sua gioia non può accettare di essere maltrattato, odiato, maledetto, e tenderà a ripagare con la stessa misura chi lo tratta in quel modo. "Fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano": cose possibili solo a chi ha per orizzonte il Regno di Dio, a chi attende altrove la sua ricompensa, a chi sa andare al di là del tornaconto immediato: in una parola, a chi vive la condizione espressa dalle Beatitudini.
Guai a voi, ricchi...
Se queste parole di Gesù suscitano resistenza in noi (una resistenza che non è solo il chiedersi "come si fa", ma il dubbio più profondo: "come è possibile"?), ecco che ci è dato il riscontro se viviamo nell'ottica liberante delle Beatitudini, e possiamo scoprire quali "ricchezze", quali "sazietà", quali "divertimenti" ci impediscono di essere parte del Regno. Tutti i piccoli, grandi conflitti che viviamo hanno a che fare con un "qualcosa" che possediamo gelosamente, e che non deve essere assolutamente minacciato. Chi attenta a quel "qualcosa", diventa inevitabilmente "nemico", ed è proprio quello che ci impedisce di essere "poveri" e "beati".
Il volto del nemico
La situazione di inimicizia è per noi oggi qualcosa di generalmente poco drammatico: nemico è chi attenta alla nostra immagine, alla nostra tranquillità, al nostro patrimonio, chi entra in conflitto con i nostri diritti o con le nostre pretese. Sono le piccole scaramucce quotidiane della vita, raramente conflitti aperti. Al tempo in cui l'evangelista scriveva, si trattava invece di nemici ben più concreti: persecutori, delatori, a volte anche uccisori e carnefici. Non dobbiamo credere che il nostro cristianesimo borghese e tranquillo sia la regola nel mondo: la realtà della persecuzione, con vari gradi di violenza, è presente in molte parti del mondo. E anche riferendosi a questo, Gesù dice - e l'evangelista non censura le sue parole, anzi, le riprende perché siano di monito alle comunità perseguitate - "Amate i vostri nemici, pregate per chi vi perseguita". Proprio nelle comunità perseguitate degli ultimi tempi sono venute alcune testimonianze commoventi di fedeltà al comando di Gesù. Uomini e donne che hanno saputo amare i nemici, e perdonare ai loro uccisori. Verrebbe da dire: mentre noi facciamo fatica a parlare col vicino di casa... ma una riflessione simile rischia di non cogliere la profondità del problema.
La qualità del nostro amore
Distinguendo tra nemici grandi e piccoli, tra grandi persecuzioni e piccoli affanni della vita, rischiamo di trasformare tutto in una questione quantitativa. Ma non è così semplice, la contabilità spirituale. E soprattutto, Gesù non ci invita a guardare al nemico, per considerare quanto sia difficile da perdonare. Ma all'amore di Dio, per considerare quanto sia grande e bello da imitare: "Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro". L'amore per i nemici non è un comandamento "normale", ma è un invito ad avere in noi lo stesso amore di Dio, a lasciarsi trasformare da questo amore. Chi si è svuotato, chi ha un cuore da povero, non solo saprà essere distaccato dai beni, ma sarà anche abbastanza vuoto da lasciarsi riempire dall'amore di Dio. Ed è precisamente questo amore che consente di amare il persecutore assassino - mentre se manca questo amore, puoi ben essere consapevole del comandamento di Gesù, andare in Chiesa ogni domenica, dire decine di rosari, frequentare la parrocchia, ma non riuscirai a sopportare neppure il vicino di casa.
Accogliere il Vangelo
Le parole di Gesù non sono dunque un comandamento impossibile, ma un Vangelo da accogliere. Andare in Chiesa ogni domenica, dire il rosario, frequentare la parrocchia, darsi da fare... tutto questo ha senso se - come deve essere - diventa accoglienza di quel Vangelo, di quella Buona Notizia: Dio è un Padre e ti ama; per te è possibile imitare il suo amore, fino all'amore dei nemici. Allora, un passo alla volta, diventa possibile metterlo in pratica, cominciando dal vicino di casa, per arrivare al grande persecutore.

Nessun commento:

Posta un commento